L’influencer è una figura mitologica che ti fa paura? Abbiamo una storia per te

Chi sono gli influencer? Un albergatore indignato ha pubblicato la mail di un blogger che chiedeva alloggio gratis, rispondendole picche. La blogger ha fatto una richiesta sbagliata? Vi facciamo capire perché no.

 

I titoli di tutti i giornali ieri non hanno lasciato spazio a eventuali dubbi e il messaggio che è passato è (come spesso accade) solo uno: i blogger, prima, e gli influencer, adesso, sono solo una massa di scrocconi che non ha voglia di fare nulla.

Ma prima di spiegarvi il nostro punto di vista e di chiarire alle aziende chi sono gli influencer, partiamo dal principio analizzando la vicenda nel dettaglio.

Le grandi testate ieri titolavano:

chi sono gli influencer

Per chi si occupa come noi da anni di influencer marketingla prima reazione immediata non è certo quella di un neofita (che direbbe:«Ah vedi, questi influencer nullafacenti!»), piuttosto ci siamo detti: il proprietario di questo hotel, evidentemente di un’altra generazione, non conosce il valore dell’influencer marketing.

Quando l’imprenditore decide di pubblicare sui social la risposta alla mail della ragazza rifiutando la sua offerta, la spiega sottolineando:

«Ci vuole coraggio per mandare una mail come questa. Ma se ti lascio alloggiare qui in cambio di un’apparizione nel tuo video, chi pagherà lo staff che si prenderà cura di te? Chi pagherà le domestiche che puliscono la tua stanza? I camerieri che ti servono la colazione? La reception che ti controlla? Chi pagherà per la luce e il calore che userai durante il soggiorno? Per la pulizia delle lenzuola? Per l’acqua? O forse dovrei dire ai miei dipendenti che saranno presenti nel tuo video, invece di ricevere il pagamento per i giorni in cui soggiornerai qui?»

Fermandoci a queste prime affermazioni, la nostra risposta potrebbe essere solo una:

«Quanto costa un dipendente che si prende cura di una singola persona in più di quelle che avevi preventivato (immaginiamo che a servire un caffè in più serva qualche minuto in più…) e, invece, quanto paghi di marketing tutto l’anno per far conoscere il tuo albergo all’esterno? In cosa investi? Social media strategist? Fotografo? Web Master? Partnership e affiliazioni? Booking? Qual è la percentuale che Booking trattiene ogni volta che prenotano grazie al fatto che ti ha dato “visibilità”?»

Ecco, facendosi due conti, cosa ti conviene di più? E poi non sai che le fiere del turismo di tutto il mondo, Italia compresa, incontrano i blogger di tutto il mondo al pari dei giornalisti in cambio di visibilità? Insomma, l’imprenditore sembra stranamente non conoscere i principi del marketing e, soprattutto, le potenzialità dell’influencer marketing. Forse non sa neanche cos’è un blog?

Poi, però, continua.

«Per nostra fortuna, anche noi abbiamo un’importante traffico sui social media. Abbiamo 186 mila follower sulle nostre due pagine Facebook, circa 80 mila su Snapchat, 32 su Instagram, 12 mila su Twitter. Io ho anche un blog, ma le statistiche non mi rendono migliore di chiunque altro o mi permettono il diritto di non pagare per qualcosa che tutti gli altri devono pagare. In futuro, ti consiglio di pagare come tutti gli altri e, se l’hotel dove alloggi crede che la tua copertura social lo aiuterà, potrebbe darti un upgrade in una suite. Una richiesta del genere avrebbe mostrato più dignità da parte tua, e sarebbe stata meno imbarazzante per te».

La mail si chiude con cordiali saluti e il consiglio di guardare un video, prodotto dallo stesso Stenson, sui falsi blogger e influencer scrocconi.

AH.

Qui la questione cambia. Non solo il proprietario – Paul Stenson –  sa che cos’è l’influencer marketing, ma – a quanto pare – sa anche distinguere I FALSI BLOGGER DA QUELLI VERI. Che significa questo?

chi sono gli influencer

 

Significa che conosce e riconosce il lavoro dell’influencer in quanto individuo particolarmente seguito sui social da una community appassionata (su uno o più settori di riferimento), ma sa anche che molti non hanno una community davvero appassionata, più che altro finta. 

Esistono strumenti che possono farti capire con ragionevole certezza che i follower (seguaci) di un certo blogger e influencer siano arrivati in massa dal nulla (e quindi comprati) a meno che quel giorno (come nel caso di Elle in questi ultimi giorni) tu non sia sulla bocca di molte persone (un picco di followers in più capita, per esempio, se vai in televisione).

Probabilmente, possedendo lui stesso un blog e seguendo da vicino i social del suo albergo, Paul è un illuminato e, soprattutto, un paladino della verità.

NESSUNO MI FREGHERÀ – sembra voler dire.

La storia si fa sempre più divertente se avete voglia di seguirla sui social dell’albergo The White Moose Cafè . Pare che Paul Stenson abbia una lingua affilatissima e che, nonostante le blogger di tutte il mondo, unite più che mai, gliene abbiano dette di tutti i colori (minacce di fargli saltare l’albergo incluse), abbia deciso di cavalcare l’onda dichiarando pubblicamente di bandire per sempre tutti i blogger dal suo albergo, vantandosi di come l’ira funesta delle blogger gli stia generando molta più pubblicità di quella che avrebbe ottenuto con Elle.

QUINDI?

Quindi, alla fine il furbastro, ha capito come sfruttare non una, ma l’intera community mondiale delle blogger per far parlare (bene o male purché se ne parli) del suo albergo.

Chiamalo scemo – qualcuno direbbe.

La cosa più interessante è che anche Elle, “fortunatamente”, ci ha guadagnato.

Uno studio di James McCann, founder di ClearStory, un’agenzia di international public relations, ha rilevato che se Paul fosse stato incline a pagare le 43 pubblicazioni dove il suo White Moose Cafe è stato menzionato, avrebbe speso come equivalente in pubblicità circa 2 milioni di euro.

Ma alla blogger Elle Darby è andata ancora meglio: Elle è stata menzionata in 114 articoli in 20 paesi differenti con una reach potenziale di 450 milioni di persone. Per raggiungerli altro che followers finti: avrebbe dovuto spendere in advertising 4.3 milioni di euro.

Speriamo solo che a Paul non gli abbia dato di volta il cervello e si metta a fare anche lui l’influencer perché, a parere nostro, ci è molto molto vicino.

E a voi aziende diciamo: affidatevi a noi per saperne di più, ne abbiamo tante da raccontarvene.

Comments: 2

  • Francesco Galleano
    gennaio 22, 2018 10:12 am

    E il pensiero che sia una cosa studiata a tavolino non vi tange? Giusto perché ora tutti sanno chi è, come possono averla senza spendere troppo, quanti follower e tutte le sue statistiche… Direi che non è andata male per una “sputtanata” senza la sua volontà. Una situazione Win-Win davvero casuale mi viene da dire.

    • Martina
      gennaio 30, 2018 11:38 am

      direi che qualche giorno dopo abbiamo preso in considerazione anche la tua visione… potrebbe essere andata davvero come dici tu. Ma in questi casi, chi lo sa? Il nostro voleva anche essere un articolo informativo per le aziende che si approcciano per la prima volta a questo settore (giungla) e che cercano di capirci un po’ di più.

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